Quanto costa farsi aiutare con i debiti: i numeri di un mercato senza listini
di Redazione
Un report europeo ha passato al setaccio una quarantina di agenzie italiane e ha messo nero su bianco i prezzi: dai 180 ai 650 euro per una consulenza, dai 3.000 agli 11.000 per un incarico completo, più commissioni che possono arrivare al 25% del risparmio ottenuto. Chi lavora nel settore da anni spiega come difendersi dalle pratiche borderline.
Il documento è uscito a inizio anno e ha fatto meno rumore di quanto meritasse. Adiconsum e Movimento Difesa del Cittadino, nell'ambito del progetto europeo FEELING sull'educazione finanziaria e la prevenzione dell'indebitamento, hanno esaminato circa quaranta agenzie che in Italia offrono assistenza a chi ha debiti. Ne è uscita una mappatura di come queste realtà si presentano, cosa promettono e soprattutto quanto fanno pagare.
I numeri sono questi: la consulenza iniziale, quando non è gratuita, va dai 180 ai 650 euro. L'incarico completo si colloca tra i 3.000 e gli 11.000 euro. A questo si aggiungono, in molti casi, commissioni calcolate come percentuale del debito trattato (intorno al 5%) oppure come quota del risparmio ottenuto, che in alcuni contratti arriva al 25%. Il report segnala inoltre pratiche ricorrenti sul piano della comunicazione particolarmente aggressivi: slogan come "cancella tutti i debiti" o "riduci il debito del 93%", recensioni online concentrate sugli estremi delle cinque e una stella, contratti con penali sproporzionate, primi appuntamenti presentati come gratuiti e poi fatturati.
Sullo sfondo c'è una platea consistente: secondo lo stesso report, circa un milione di famiglie italiane è in ritardo con i pagamenti.
Cosa deve esserci in un preventivo
Sulla base di quello che vede arrivare nel suo studio da persone che hanno già firmato altrove, Giuseppe Valvo, consulente del debito di lunga esperienza, indica quattro elementi che un preventivo dovrebbe contenere sempre.
Il primo è la distinzione tra compenso professionale e spese vive. “Compensi dell'Organismo di composizione della crisi, contributo unificato, eventuali perizie: sono costi che non finiscono nelle tasche del consulente ma che il cliente deve anticipare. Vanno indicati a parte e quantificati, non lasciati come voce generica”.
Il secondo è il perimetro dell'incarico. “Capita di scoprire che una persona paghi per una posizione complessiva e scopra poi che il mandato copriva tre banche su sette”.
Il terzo è cosa succede se non si ottiene il risultato. “È la clausola che nessuno legge e che decide tutto. Un incarico serio prevede una ripartizione chiara del rischio. Un incarico costruito male prevede che il cliente paghi comunque l'intero importo qualunque cosa accada”.
Il quarto è l'assenza di promesse di risultato. “Nessuno può garantire in anticipo che un creditore accetterà una proposta, né che un giudice omologherà un piano. Un contratto che lo garantisce non è aggressivo sul piano commerciale: è inattendibile sul piano tecnico. E rivela che chi lo ha scritto non ha intenzione di essere misurato su quella promessa”.
Il vuoto che nessuno ha ancora riempito
La ragione per cui questo mercato non ha listini è che non ha un albo. La consulenza sul debito, in Italia, non è ancora una professione pienamente regolamentata: non esiste un ordine, non esistono tariffari, non esiste un obbligo formativo, non esiste un procedimento disciplinare. La nuova direttiva europea sul credito al consumo, recepita a inizio 2026 e operativa sui contratti dal 20 novembre, ha riconosciuto per la prima volta il diritto delle persone in difficoltà ad accedere a servizi di consulenza sul debito. Ma riconoscere il servizio non equivale a regolare chi lo eroga.
“È un primo passo e va detto che è importante”, osserva Valvo. “Però chi oggi deve scegliere a chi affidarsi non ha ancora nessun criterio pubblico che lo aiuti. Nel frattempo la selezione la fa il marketing, che premia chi promette di più. Ed è esattamente il criterio opposto a quello che servirebbe”.
La sua indicazione a chi si trova in quella scelta è di guardarsi attentamente attorno. ”Chi è nei debiti da mesi vive in una condizione di urgenza percepita che non corrisponde quasi mai all'urgenza reale. Una settimana in più per confrontare due preventivi e farsi spiegare le clausole non peggiora la situazione. Firmare il primo contratto che arriva, spesso sì”.
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