Come fare un piano di accumulo

Risparmiare, come noto, è un verbo particolarmente amato dai cittadini italiani. Un dato, meglio di qualunque altro, lo testimonia in maniera efficace: l’Italia è la nazione col più alto tasso di risparmio privato. Un fattore che consente al nostro paese di godere, a tutt’oggi, di una forte credibilità agli occhi della finanza internazionale, nonostante la presenza di un elevato debito pubblico che zavorra la salute finanziaria del nostro paese.

Esistono svariati modi per risparmiare. Uno, però, sembra riscontrare un vasto consenso popolare: il piano di accumulo (per approfondire leggi l’articolo pubblicato su Monetizzando® dedicato a piano di accumulo capitale), che viene proposto dalle società operanti nel mondo finanziario con l’acronimo di PAC (Piano Accumulo Capitale). A differenza di altre forme di investimento, dov’è indispensabile sottoscrivere una quota minima di ingresso a quattro cifre, il PAC consente di iniziare ad investire con una cifra minima estremamente bassa: bastano solo anche €.50,00 per poterlo accendere.

PAC: addio al rischio “timing” e forte riduzione della volatilità

Il vero e grande appeal, però, è un altro: la periodicità dei versamenti. In base al piano di accumulo prescelto, è possibile versare una cifra fissa predeterminata con cadenza mensile, bimestrale, trimestrale, semestrale o annuale. Il risparmiatore, di conseguenza, non effettua un unico versamento iniziale, ma stratifica i propri versamenti lungo un orizzonte temporale predefinito.

Per dare un senso compiuto al PAC, tuttavia, è opportuno versare le rate frequentemente, cercando di evitare, di conseguenza, la programmazione che prevede versamenti semestrali o, peggio ancora, annuali. La grande forza del piano di accumulo, infatti, è acquisire quote di un fondo o un ETF a prezzi diversi, minimizzando la volatilità.

Poniamo il caso, ad esempio, di acquistare un fondo bilanciato, che, per com’è strutturato, implica che l’investitore sopporti un grado di rischio medio o medio-alto: la percentuale azionaria, seppur con sfumature diverse da fondo a fondo, si attesterà sempre attorno al 50%.

Se viene sottoscritto in un’unica soluzione, l’unico valore di riferimento sarà quello relativo al momento in cui siamo “entrati” nel fondo: un crollo dei mercati, data l’esposizione al mercato azionario non contenuta, potrebbe comportare una significativa momentanea perdita del valore del fondo e dei risparmi in esso conferiti.

PAC: attenzione ai costi

Se, invece, nel suddetto fondo versiamo, mensilmente, con una quota di  €.100,00, continueremo ad alimentarlo con prezzi di sottoscrizione diversi, azzerando il rischio “timing sbagliato” e beneficiando, nei momenti di ribasso dei listini, di prezzi maggiormente favorevoli e di un numero maggiore di quote sottoscritte: nel momento del rialzo, poi, le stesse quote acquistate in un periodo di flessione dei mercati, avranno un valore più alto e consentiranno di ottenere maggiori profitti.

Sottoscrivere un piano di accumulo su fondi o etf con una forte predisposizione all’equity, a patto di disporre di un orizzonte temporale di medio-lungo periodo, è sempre caldeggiato dagli operatori finanziari. Ed in questo caso, a conti fatti, il consiglio andrebbe seguito pedissequamente da ogni piccolo e grande risparmiatore, soprattutto se si vuole creare una forma di “piccolo salvadanaio” per figli e nipoti.

L’offerta di SGR (Società di Gestione del Risparmio) ed istituti di credito è davvero ampia e variegata. E scegliere il piano di accumulo migliore, non è certo semplice. Fermo restando il consiglio di sottoscrivere un PAC improntato prevalentemente al mondo azionario, considerato che i tassi negativi imposti dalla BCE rendono poco appetibile il comparto obbligazionario, è opportuno prendere in considerazione i costi.

Tutti i PAC, infatti, prevedono una commissione di gestione annua che il cliente non conosce direttamente, in quanto già incorporata nel rendimento netto del fondo. Se questo, quindi, è un costo implicito, esistono altri oneri espliciti: la commissione per ogni versamento effettuato e le eventuali penali per l’uscita anticipata, vanno tenute in grande considerazione al fine di capire se quel determinato piano di accumulo sia effettivamente corrispondente alle nostre esigenze.

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