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Come aumentare la sicurezza in mare, le dotazioni personali fanno davvero la differenza

23/02/2026

Come aumentare la sicurezza in mare, le dotazioni personali fanno davvero la differenza

Il mare, anche quando appare calmo, non concede mai completamente il controllo. Chi naviga con una certa continuità lo sa: basta una distrazione, una manovra imprecisa, un cambio improvviso di condizioni per trasformare una giornata lineare in una situazione da gestire con sangue freddo. In questo scenario le dotazioni di sicurezza in mare non sono una formalità da spuntare prima della partenza, ma strumenti concreti che entrano in gioco in tempi spesso brevissimi. E tra tutte le attrezzature personali, alcune vengono ancora sottovalutate più di quanto sarebbe prudente.

Il ruolo del giubbotto salvagente nella sicurezza personale

Tra gli elementi più discussi c’è il giubbotto salvagente, spesso percepito come un accessorio destinato solo ai bambini o alle situazioni estreme. In realtà, nelle dinamiche di caduta accidentale in acqua, i primi minuti sono quelli che fanno la differenza, soprattutto in condizioni di mare mosso o visibilità ridotta.

Molti diportisti adulti tendono a non indossarlo durante la navigazione costiera o nei brevi spostamenti in rada. È una scelta diffusa, ma non sempre coerente con ciò che accade nella pratica. Le statistiche degli incidenti in mare mostrano che molte cadute avvengono proprio in fasi considerate “tranquille”: operazioni di ormeggio, spostamenti sul ponte bagnato, manovre con mare formato ma non proibitivo.

La funzione primaria del dispositivo non è soltanto mantenere a galla, ma garantire il corretto assetto del corpo anche in condizioni di affaticamento o perdita di lucidità. I modelli più recenti sono progettati per ridurre l’ingombro e migliorare la vestibilità, un aspetto che negli ultimi anni ha cambiato la percezione di molti utenti abituali.

Errori frequenti nella scelta delle dotazioni di sicurezza

Quando si parla di sicurezza nautica, gli errori più comuni nascono quasi sempre da una valutazione superficiale delle reali esigenze a bordo. Il primo riguarda la taglia e la portata dei dispositivi personali.

Un giubbotto non correttamente dimensionato perde gran parte della sua efficacia. Succede spesso con equipaggi misti, dove si utilizzano dotazioni standard senza verificare peso, vestibilità e regolazioni. Nei bambini il problema è ancora più evidente: modelli troppo grandi tendono a ruotare, compromettendo la posizione del capo fuori dall’acqua.

Un altro errore diffuso riguarda la manutenzione. Anche le attrezzature meno utilizzate richiedono controlli periodici: cuciture, sistemi di chiusura, eventuali cartucce di gonfiaggio nei modelli automatici. Molti dispositivi restano per mesi nei gavoni, esposti a umidità e salsedine, fino al giorno in cui vengono tirati fuori senza una verifica preventiva.

Chi naviga con regolarità tende a familiarizzare con l’offerta di dotazioni di sicurezza in mare, confrontando modelli e caratteristiche prima della stagione. In questa fase, valutare con attenzione il tipo di giubbotto salvagente più adatto al proprio profilo di navigazione aiuta a evitare acquisti frettolosi e poco coerenti con l’uso reale.

Quando indossarlo: situazioni in cui fa davvero la differenza

Uno dei nodi più dibattuti riguarda il momento in cui indossare il dispositivo. Molti lo associano automaticamente alla navigazione d’altura, mentre nelle uscite costiere viene spesso lasciato in secondo piano.

In realtà esistono situazioni molto concrete in cui l’uso preventivo cambia radicalmente il livello di sicurezza:

  • navigazione con mare formato o vento in aumento
  • manovre in solitaria o con equipaggio ridotto
  • spostamenti notturni o con visibilità limitata
  • presenza di bambini o persone con poca esperienza a bordo
  • operazioni sul ponte bagnato o in rada affollata

In queste condizioni il giubbotto salvagente smette di essere un accessorio teorico e diventa parte attiva della gestione della navigazione. Molti skipper esperti adottano regole interne all’equipaggio proprio per evitare decisioni improvvisate quando le condizioni cambiano rapidamente.

Cultura della sicurezza a bordo: un cambio di mentalità ancora in corso

Negli ambienti della nautica da diporto si sta osservando un’evoluzione lenta ma evidente verso una maggiore attenzione alla sicurezza in mare. Non è un cambiamento uniforme: convive ancora con abitudini più rilassate, soprattutto nelle navigazioni brevi o nelle uscite giornaliere.

La differenza, spesso, la fanno l’esperienza diretta e i piccoli episodi sfiorati. Chi ha gestito anche solo una caduta accidentale in acqua tende a rivedere rapidamente le proprie priorità. Non per allarmismo, ma per una forma di pragmatismo che nasce dall’aver visto quanto velocemente una situazione ordinaria possa complicarsi.

Le dotazioni personali funzionano proprio così: restano invisibili finché non servono. Poi, nel momento in cui entrano in gioco, ogni dettaglio — dalla vestibilità alla rapidità di attivazione — assume un peso molto concreto. E a quel punto diventa chiaro perché, in mare, la differenza si misura quasi sempre prima che l’imprevisto diventi evidente.