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0 Comments

  1. 1

    Maurizio

    Buongiorno, mi spiace doverle dire che molte delle cose scritte in questa sua breve guida, sono inesatte. Molti dei suggerimenti dati in tema di difesa personale, non tengono conto per prima cosa che la muscolatura di una donna è circa il 30% inferiore, a parità di condizioni fisiche e di allenamento, a quella di un uomo e quindi molte delle “tecniche” da lei proposte diventano, all’atto pratico, inapplicabili.
    Da come scrive, non credo lei abbia mai frequentato corsi di difesa personale generica o femminile che, con tutto il rispetto, sono spesso assolutamente inutili passati 2 mesi dalla loro fine.
    Sicuramente alcuni dei suggerimenti dati in tema di comportamenti non rischiosi sono assolutamente esatti e da condividere, come esatto è il suggerimento sulla palese inutilità dello spray al peperoncino.
    Mi creda, purtroppo l’aggressione in strada è materia estremamente complicata e, spesso, fin troppo sottovalutata per poter essere ridotta in modo così breve.
    Le posso solo, per concludere, suggerire di provare, con qualcuno di sua assoluta fiducia, a mettere in pratica, nella massima sicurezza possibile, quanto lei stessa suggerisce in tema tecnico; a meno che il suo “avversario” non collabori in modo completo e passivo, non riuscirà a liberarsi da una aggressione.
    Cordiali saluti.

    Maurizio Di Tillio

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    1. 1.1

      Alfa

      Caro Maurizio, grazie per le precisazioni, ma non mi pare di aver consigliato nella guida di lottare con un eventuale aggressore, anzi, tutt’altro, come ho consigliato che solo una persona preparata può dare info in merito. Se legge con attenzione vedrà che in effetti stiamo dicendo la stessa cosa. Mi preme inoltre sottolineare che la guida è stata redatta dopo un’intervista a un’istruttrice di difesa personale e karate (donna). INoltre pensavo anche a un’altra cosa: le andrebbe di aggiungere, tra i commenti, come ha già fatto, alcune considerazione che lei ritiene importante sottolineare? Il bello d iqueste guide è che sono sempre “in fieri” e che ciascuno può partecipare aggiungendo le sue competenze. Quindi, se è del ramo o se ne intende, sarebbe davvero bello avere il suo punto di vista e le sue considerazioni in merito. Che ne pensa?

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  2. 2

    Maurizio

    Sono io che ringrazio lei per la cortesia con cui ha accettato le mie precisazioni ma, vede, nel momento in cui le consiglia delle “tecniche” per liberarsi da prese o aggressioni alle spalle, implicitamente ammette che si lotti con l’aggressore e, in questo caso, mi spiace dirlo, se l’aggressione ha un certo grado di realismo (in palestra non si può che simulare, con un certo grado di approssimazione quello che potrebbe accadere fuori), quasi tutto quello che suggerisce non funziona.
    L’aggressione, soprattutto ai danni delle donne, procura, al di là della componente fisica, blocchi, prese, strangolamenti e quant’altro, un fortissimo stress emotivo che gli uomini, per loro stessa natura abituati fin da piccoli alla gestione dell’aggressività, sopportano meglio ma che, in entrambi i casi, può letteralmente paralizzare la persona più fisicamente preparata.

    In tutto questo discorso, per semplicità, abbiamo anche tenuto fuori la possibilità, tutt’altro che remota, che l’aggressore abbia un’arma come un coltello.
    Per tornare in argomento, può fare una semplice verifica: provi a chiedere a qualunque sua amica, cha abbia anche frequentato un corso di difesa personale (in molti casi anche ad istruttori/trici nei suddetti corsi), se ha mai ricevuto un pugno, un ceffone, o anche solo un calcio dato senza la tecnica di un praticante di una qualsiasi disciplina, ma con la rabbia e l’intenzione di far male che può avere un aggressore in strada; le risposte che riceverebbe potrebbero lasciarla molto sorpresa.

    Altra cosa è il suggerimento della fuga; facile se indossa scarpe basse, ma se le scarpe hanno un tacco anche solo 10 cm e sono magari allacciate, come fa a scappare?
    Un ottimo consiglio è quello del praticare, se non un’arte marziale orientata alla difesa personale, almeno uno sport che ha, tra i suoi benefici, quello della miglior comprensione del nostro corpo e della sensazione di sicurezza che ne deriva.

    Un aggressore, si comporta generalmente come un animale, sceglie la preda che nel branco appare più debole, vecchia o impaurita; se solo nel nostro camminare abbiamo un atteggiamento di sicurezza e uno sguardo vigile ed attento, è più probabile che rivolga altrove le proprie attenzioni.
    Un altro suggerimento è quello di non urlare mai “aiuto” ma “al fuoco” le persone pensano prima di tutto al proprio bene e se pensano che un incendio possa colpire le auto, le case o altro, si girano per capire, altrimenti possono decidere di ignorare una richiesta di aiuto perchè non li coinvolge direttamente.

    Un comportamento adottato fin dagli anni ’80 da alcuni corpi di polizia (stranieri) era quello di, in caso di resistenza o tafferugli, di “sputare” (letteralmente) in faccia al loro avversario per guadagnare tempo (pochi secondi) per riuscire a reagire; copiando l’idea, se in caso di aggressione possiamo usare un qualcosa anche di leggero, per disorientare, anche solo per un momento, l’aggressore, potremmo ricavarne un vantaggio.

    Come vede il discorso diventa sempre più esteso a mano a mano che ci si addentra. Sono veramente enormi le possibilità da prendere in considerazione e sulle quali esistono numerosi punti di vista. Per quello che mi riguarda, spero che non le dispiaccia troppo se ho espresso mie considerazioni sulla sua guida che resta, comunque, un encomiabile sforzo per divulgare informazioni sulle quali troppo poco ci si sofferma.

    Un problema gravissimo della difesa personale femminile è che le donne stesse non ci pensano, non credono che possa mai capitare qualcosa del genere proprio a loro oppure considerano la cosa troppo da maschi per partecipare ad un corso in materia. Con la sua guida lei contribuisce ad una maggiore consapevolezza.
    Le rinnovo i miei più cordiali saluti,

    Maurizio

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