Ecco un’ottima ragione per non sposarsi. La suocera: più che un parente, un’istituzione sociale d’importanza pari soltanto all’Ufficio delle Imposte. La suocera è la tassa da pagare per l’unione matrimoniale, l’Imposta Valore Aggiunto (valore?) che accompagna la vita di genero e nuora e condisce con buone dosi di adrenalina e di bile le nostre giornate, in particolare le domeniche.
La suocera ha un forte istinto di esplorazione e una marcata territorialità: per lei la vostra casa è una foresta vergine ancora tutto da scoprire ma verso cui nutre un anturale istinto di appartenenza. Apre i cassetti, sposta i soprammobili, riorganizza gli spazi da voi faticosamente organizzati in armonia feng-shui. La fiera ha anche un olfatto finissimo; prima di condividere ogni pasto con gli altri membri del branco, si reca in cucina, annusa i profumi dei manicaretti che state preparando e senza nemmeno bisogno di assaggiarli sa consigliarvi sulla loro genuinità: “è insipido, c’è troppo sale, è troppo piccante, c’è troppo basilico, è troppo crudo, è troppo cotto”… secondo esimi studiosi, questa naturale dote della suocera si deve alla necessità di procurare il cibo migliore per la sua prole. Peccato che le cure parentali, tra le suocere, continuino anche quando i piccoli sono ormai cresciuti e, a detta di qualcunque etologo, perfettamente in grado di procurarsi il cibo da soli.
Nemmeno i maschi della nostra specie, tuttavia, sono immuni dal pericolo della suocera. E’ stato infatti dimostrato che il genero può diventare preda della suocera tanto quanto la nuora. Una realtà che il naturale istinto del genero aveva già compreso da tempo e che spiega il comportamento circospetto del genero durante le visite domenicali in pieno territorio del predatore. La tecnica di caccia, in questo caso, è meno diretta: la suocera punta a indebolire la preda con manicaretti di cucina sopraffina, estremamente grassi e pesanti, come ravioli, brasati, polenta con la casseula, arrosti e involtini. Una volta che il maschio è ebbro di vino e grappa e completamente paralizzato dalle necessità digestive, che bloccano ogni sua altra possibile riserva energetica, la suocera ne approfitta per irretirlo e obbligarlo attraverso suggestione psicologica a fare mille piccoli lavoretti casalinghi di dubbia utilità (l’antina dell’armadio da oliare, cambiare una gomma dell’auto, imbiancare una stanza, riparare buchi nel muro, buttare lattine e bottiglie di vetro, aiutare a sbrinare il frigorifero…) tutti comportamenti insoliti per il maschio della nostra specie, e che dimostrano l’enorme potere della suocera sul branco.
Non abbiamo la presunzione di riassumere in poche righe un discorso così complesso, che meriterebbe di essere approfondito perlomeno in un saggio o in un’aula universitaria. Tuttavia, ecco qualche piccolo consiglio da tenere presente e che potrà aiutare nella gestione del quotidiano:
- Non dimenticate che la suocera è un essere umano: siete voi a riconoscere il suo potere. Smettete di sentirvi in soggezione, iniziate voi a trattarla alla pari e il suo atteggiamento cambierà, divenendo se non più umile, meno arrogante
- Se la suocera critica la vostra cucina, aggrappatevi alla vostra cultura medica: cucino con poco sale perché il sale fa male, cucino salato perché ho la pressione bassa, faccio la pasta scotta perché è più digeribile… non importa se non è vero, basta convincerla
- Se la suocera tenta di irretirvi con il cibo per chiedervi mille favori, resistete alla tentazione del brasato col puré: soffrite di gastrite. Da quando? Oh, me l’ha detto il medico la settimana scorsa… potete variare con inesistenti problemi intestinali o dolori articolari di fantasia
- La suocera ama le improvvisate? Al primo trillo del citofono spegnete tutti gli elettrodomestici e correte a rifugiarvi sotto il letto, trattenendo il respiro.
E voi? Quali altri trucchi conoscete per tenere lontano il pericolo della suocera? Condivideteli con noi. Generi e nuore d’Italia ve ne saranno grati…








Effettivamente siamo noi a darle potere, forse per soggezione o per educazione.
da oggi basta! Sempre con educazione possiamo farle capire che non siamo delle bambine a cui può dare ordini o che può (più o meno in modo velato) offendere. Il rispetto si conquista… anche con lei
Questo tuo “tractatus suocerus” apparisce ad un punto molto nostalgico in mia vita: ho 63 anni, mia mamma è morta da 17 anni, e adesso posso riflettermi molto bene dell’l'importanza che è sottoscritta qui: dopo della “partenza”, la suocera avra un’amore feroce, più feroce che anni fa, infatti, perche lei vuole sapere, perfino ad essere rassicurata (continualmente!!) che la nuora e il genero possono continuare e vogliono sostenere le tradizione familiale. Questa è una legge di cuore. Forse questo desiderio può creare una specia di ansietà? A parte di suoi manicaretti instancabile, badiamo che la vita passa come le cascate, solamente una volta, velocamente, e per sempre. È verissimo che la suocera ci sembra implacabile, ma con quello titolo si porterà la responsabilità, (con qualche stranezza!) Benche ci pensiamo adulti, sullo sguardo della suocera siamo solo studenti.
Per me il problema è simile ma (a quanto pare, sentendo le altrui esperienze) insolito: io i problemi li ho con mio suocero. E’ una persona odiosa: se lo vai a trovare ti dice che sei andato a scroccare. Se te ne vai ti dice che non hai rispetto. Se lo saluti e lui non ti caga è tuo compito andare da lui a stringergli la mano. Se non lo fai sei maleducato. Se lo fai sei un leccapiedi. Il problema è che queste cose, per quanto stupide, lo rendono nervoso, irascibile e in casi estremi pericoloso per l’incolumità dei presenti. Più di una volta ha inveito contro me e i miei familiari, credendo che io non lo sentissi e mi ha spesso affibbiato epiteti offensivi. Io non ho il diritto di rispondergli perchè altrimenti è lui ad offendersi: è mio suocero e non posso parlagli in questo modo. Una volta me lo ha detto dopo che io gli ho detto: “guarda che ti sbagli”. Mi sto ancora chiedendo cosa ci fosse di offensivo in questa frase. Io non ho paura di lui ma il timore che suscita negli altri (mia moglie compresa) lo rende una persona degna di un rispetto che in realtà non merita ed il fatto che io non glielo dia mi rende la pecora nera della situazione. In parole povere la colpa è mia che non sono capace di dargliela vinta. Per colpa sua sono io quello guasto in una famiglia che alla fine non è la mia famiglia, perchè io sono sposato con sua figlia, non con lui e quelli che con lui vivono. E anche l’essere convinto di questa cosa mi rende una persona mleducata e irriconoscente verso i suoi gesti di generosità immaginaria. Lo odio da morire e spero che gli capiti qualcosa di davvero brutto.